Domani, 27 gennaio, sarà il ” giorno della memoria”. Giorno per ricordare che fino a 50 anni fa, o poco più, non tutti gli uomini erano liberi o, peggio ancora, non tutti gli uomini erano considerati tali.
Sono passati 4 anni da quando mi recai in gita scolastica ad Auschwitz, Matthausen e Birkenau. E non posso dimenticare nulla di ciò che vidi, e provai. Avevamo già precedentemente letto libri, visto foto, ascoltato testimonianze a riguardo ed era sicuramente già vivo in me un sentimento di angoscia e frustrazione. 6 milioni di persone uccise per la volontà di un popolo di tornare ad essere “grande”, di essere “il solo”, per la ricerca “della perfezione di una razza”, senza tenere conto che l’unica RAZZA è quella UMANA. Niente di tutta questa preparazione poteva bastare a colmare quel senso di VUOTO ANGOSCIANTE che sentii quando, parcheggiato il pulman, mi trovai sotto la scritta:

“ARBEIT MACHT FREI”.
Recentemente al cinema ho visto “Il bambino col pigiama a righe” e devo ammettere che in poco più di un ora ho rivissuto quello che ho sentito là dentro: lo stesso strazio.
Troppo spesso per accettare questi avvenimenti si cerca di evitarne il ricordo. Invece è importante RICORDARE, perchè nulla di tutto ciò possa ripetersi di nuovo.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi
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