INTERVENTO IN PIAZZA PICCOLA AL CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO SULLA CRISI ECONOMICA


Mi sono chiesta come vorrei che fosse la nostra Sassuolo quando finalmente usciremo da questa crisi. Vorrei che avesse caratteristiche di innovazione, di capacità di produrre buon governo e di capacità di presentarsi nello scenario economico e sociale come città forte e rinnovata. Siamo in un momento davvero critico per il nostro Paese e per la nostra città ed è per questo che dobbiamo esercitare il massimo della discussione, del confronto e della riflessione per cercare insieme il progetto e le ricette che sono oggi necessari. Questa crisi sta devastando anche a Sassuolo il tessuto economico-sociale, ma cosa possono fare gli Enti Locali quando mancano gli aiuti e le manovre del Governo sono a scapito delle autonomie locali? Cosa serve? In primis TENERE APERTI I TAVOLI ed è qui il primo grande errore dell’Amministrazione Caselli. Non capisco le scelte meramente politiche (dato che soprattutto in un momento come questo l’unico modo di andare avanti è andare avanti insieme) che hanno portato il Sindaco a “dimenticare” alcuni inviti all’ appuntamento odierno alle Istituzioni provinciali e regionali, o ancora alle Associazioni di volontariato, al mondo delle parrocchie che stanno tentando di arginare la progressiva crescita delle nuove povertà. Così come non capisco le scelte che portano Sassuolo lontana dagli altri Comuni del Distretto: la fuoriuscita dall’ Associazione dei Comuni e la mancata volontà di definire l’Unione dei Comuni, quando oggi il confronto sulle problematiche industriali , produttive e sociali è molto più che necessario. Arrivare a questo Consiglio solo il 30 giugno 2010 vuol dire essersi dimenticati che la prima ricchezza di un territorio sono i lavoratori, le lavoratrici con le loro famiglie e le imprese, intese non solo come bene dell’imprenditore, ma come ricchezza del territorio. L’obiettivo di questo Consiglio, così come di tutte le iniziative contro la crisi, non dovrebbe essere soltanto quello di “salvare il salvabile”, ma anche e soprattutto di uscire da questa crisi migliori e migliorati in campo politico, economico e sociale. Dovrebbe essere un’occasione per capire la necessità di snellire, sburocratizzare il mondo dell’economia e quello del lavoro. Oggi siamo ancora sommersi nello tsunami della crisi. Stiamo perdendo i posti di lavoro, i contratti non vengono rinnovati, in modo particolare alle giovani generazioni e alle donne . Questo è il momento di ritarare le priorità. Non abbiamo bisogno degli antidolorifici che questa Amministrazione ci sta somminitrando ormai da mesi. Questi non curano la malattia, ti permettono solo di non sentire male per qualche ora, ma se non prendi il giusto medicinale finisci solo per amplificare il dolore. L’unico medicinale è quello che il nostro partito ha proposto e riproposto a questa Amministrazione: fare INTERVENTI STRUTTURALI, CREARE PROGETTI ED INVESTIRE SUI GIOVANI E SUL FUTURO. Dovremmo essere coscienti che all’uscita del tunnel della crisi troveremo una Sassuolo diversa, con un sistema economico-sociale completamente cambiato. E’ per questo che serve una forte innovazione. Cosa significa puntare sull’innovazione? Credo che la capacità di un sistema di creare innovazione derivi da un insieme di condizioni tali per cui il sistema riesce a PRODURRE IN MODO CONTINUATIVO CONOSCENZA CHE GENERA VALORE. E allora il nostro compito, il vostro compito, è quello di creare queste condizioni: sostenendo la ricerca, creando infrastrutture, organizzando opportunità e sviluppando relazioni tra i protagonisti dell’innovazione. E’ indispensabile a questo punto smetterla di sminuire i problemi che investono la nostra città, difficoltà causate da questa crisi economica. E’ necessario affrontare le problematiche direttamente, evitando soluzioni temporanee e guardando in avanti. In questo senso voglio sottolineare la scelta sbagliata dell’Amministrazione che ha eliminato dai progetti la realizzazione del Tecnopolo Ceramico, che ci avrebbe portato strumenti ed elementi utilissimi al rilancio della nostra economia nei mercati mondiali. Invece si sceglie di arretrare. Studiando per un esame all’università sui sistemi organizzativi ho letto questa metafora che usano gli studiosi per spiegare la filosofia giapponese del kaizen. Racconta di un battello che deve percorrere il fiume, ma che a causa del ciotolato e dei rifiuti si è arenato. Penso che oggi Sassuolo sia in questa stessa condizione e allora i modi per uscirne sono due: il primo è continuare a fare ciò che state facendo nascondere il ciotolato e i rifiuti, continuando ad alzare il livello dell’acqua e sperare che il fiume non arrivi a straripare e il battello a perdere definitivamente la propria rotta. L’altra soluzione è quella che vi proponiamo ormai da tempo: scendere dal battello e tutti insieme togliere un masso per volta. E’ sicuramente un lavoro più lungo, brigoso e spiacevole, ma è l’unica vera strada per tornare a percorrere quel fiume.