MIO DISCORSO IN OCCASIONE DELL’ELEZIONE A PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELL’UNIONE DEI COMUNI DEL DISTRETTO CERAMICO


Gentili sindaci, colleghi consiglieri e consigliere, mi preme innanzitutto ringraziarvi di cuore per la fiducia che mi avete dato nell’affidarmi questo delicato incarico, che cercherò di interpretare nel migliore dei modi, nel massimo rispetto delle opinioni politiche che ognuno di voi esprimerà e cercando di assicurare un dibattito corretto e costruttivo. Essere la prima presidente di questo nuovo consiglio mi riempie d’orgoglio e mi sprona a dare tutta me stessa per svolgere adeguatamente il mio ruolo istituzionale.

Voglio ribadire in questa sede ciò che muove il mio impegno politico e che mi auguro possa essere un sentimento condiviso: come mi hanno insegnato i miei genitori, quella che gli elettori ci hanno attribuito è una funzione nobile e difficile, che ci carica di responsabilità pesanti nei confronti di tutti i cittadini, in particolare di quelli che si trovano in situazioni di difficoltà.

Ritengo che l’insediamento di questo consiglio rappresenti un passo avanti necessario e significativo nella direzione di una governance di distretto più efficace e coordinata, frutto di uno schietto confronto politico che metta in primo piano – al di là degli schieramenti e delle battaglie di posizione – l’ottimizzazione delle risorse e la qualità dei servizi a beneficio dei cittadini. Come hanno già dichiarato tutti i sindaci, in questo periodo di crisi è infatti indispensabile razionalizzare le spese e incrementare le sinergie.

In quest’assemblea, citando una grande politica come Nancy Pelosi, “we may belong to different parties, but we serve one country”. Riponiamo nel cassetto quindi, se possibile, le armi e gli scudi della militanza partitica, per concentrare i nostri sforzi e le nostre energie sull’analisi e lo studio degli atti e delle soluzioni, sull’elaborazione di proposte amministrative, sulla ricerca di una mediazione tra posizioni differenti, nell’interesse esclusivo di questa grande e ricca comunità che rappresentiamo.

Bene quindi procedere al rinnovo delle convenzioni (gestione dei servizi telematici; protezione civile, servizi sociali e Ufficio di piano), alla pianificazione di servizi comuni e all’analisi di ulteriori possibili forme di collaborazione. Bene soprattutto cominciare a pensare in termini di unica unità amministrativa, che risponde a un bacino di oltre 100 mila persone e che, quindi, ha le spalle abbastanza larghe per reggere bilanci in contrazione e richieste di servizi in forte aumento.

Non abbiate paura di perdere l’identità di paese o di presunte esautorazioni di potere dalle mani delle singole amministrazioni comunali. Si tratta di un’opportunità da affrontare scevri da pregiudizi e timori. Il tema è il buon governo, le risposte concrete da dare ai cittadini. Non è più tempo di battaglie di retroguardia né di difendere interessi minuti. Non è una questione di lotte di gonfalone né di medaglie da appuntarsi al petto. Per questo sono convinta che i temi di confronto e la condivisione di strategie debba coinvolgere quanto prima anche altri aspetti centrali della vita amministrativa dei nostri comuni, a cominciare dal tema del lavoro e del sostegno alle attività economiche, per passare alla promozione del nostro territorio e alla semplificazione burocratica.

Voglio sottolineare, prima di concludere, che questo Consiglio non avrà costi per la collettività. Non riceveremo infatti, come prevede lo statuto, alcun gettone di presenza, per testimoniare concretamente che servono sempre più fatti e impegno da parte degli amministratori pubblici, e che nessuno di noi è in cerca di benefici personali o moltiplicatori di poltrone.

Da donna, infine, rilevo che il 25% di questo consiglio è rappresentato da donne. Una percentuale significativa (in Parlamento siamo sotto al 20%), anche se più che gioire di questo, possiamo dire: ce lo siamo meritate! E questa percentuale non è ancora, a mio avviso, rappresentativa dell’impegno e del valore delle donne in politica. Concedetemi anche questa piccola annotazione di parte: 6 delle 8 rappresentanti femminili appartengono al Partito Democratico. Un numero elevato, che sottolinea quando le donne democratiche stiano lavorando duro sia all’interno del partito sia nelle istituzioni.

Quest’anno ricorrono i 65 anni dal primo voto alle donne. Ormai si è consolidata l’esperienza di donne capaci e competenti nei governi delle città. E’ bello essere in tante tra questi banchi, ma non dimentichiamoci che il percorso per ottenere una parità vera non si è ancora concluso. Dimostriamo anche in questa sede, con il nostro lavoro e le nostre proposte, che c’è bisogno di più donne nella vita pubblica.

Grazie dell’attenzione, e buon lavoro a tutti.