L’ ultima estate dell’Europa: venerdì 10 in piazzale Della Rosa lo spettacolo di Giuseppe Cederna


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L’ ultima estate dell’Europa: venerdì 10 in piazzale Della Rosa lo spettacolo di Giuseppe Cederna

Torna venerdì prossimo, 10 luglio, l’appuntamento con “La Grande Guerra, parole, storia, arte, cinema, immagini”, il ricco programma organizzato dal Comune di Sassuolo in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, a cura del Servizio Attività Culturali e della Biblioteca Cionini, per ricordare il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale.

Dopo gli appuntamenti del Maggio scorso, “La Grande Guerra” tornerà venerdì 10 con lo spettacolo ad ingresso gratuito, dalle ore 21 in piazzale Della Rosa, di e con Giuseppe Cederna dal titolo “L’ultima Estate dell’Europa”.

“Un ciclo d’incontri e appuntamenti – afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Sassuolo Giulia Pigoni – che già avevamo anticipato ad ottobre con la presentazione dell’ultimo libro di Aldo Cazzullo e che fino a dicembre proseguirà con mostre, appuntamenti e presentazioni affinchè anche le nuove generazioni abbiano la consapevolezza di cosa sia successo cento anni fa, di quante persone abbiano perso la vita perché l’Italia che noi oggi conosciamo prendesse vita. L’appuntamento di venerdì è il perno di queste manifestazioni: un grande artista qual è Giuseppe Cederna ci farà rivivere le emozioni, i sentimenti le speranze e le paure di tanti giovani pronti a partire per il fronte”.

“Sarajevo 28 giugno 1914. Sono le dieci del mattino di una splendida domenica di Giugno. Fra quarantacinque minuti due colpi di pistola sconvolgeranno il mondo. In poco più di un mese Austria, Serbia,Russia, Germania, Francia e Inghilterra si dichiarano guerra. Poi sarà la volta del Giappone e degli Stati uniti. E l’Italia? L’Italia comincia a pensarci. Ma in realtà ci sta già pensando da molto tempo. Un tumulo informe di sacchi e legni anneriti dal fuoco – che diventerà fiume, trincea, montagna, cimitero‐è la zattera a cui si aggrappa il protagonista dello spettacolo, un naufrago della Grande Guerra. Un sopravvissuto. Posseduto dall’implacabile progressione della memoria e incalzato dai temi musicali dei
luoghi e dei personaggi, Giuseppe Cederna dà voce e corpo a quell’umanità di vittime e di carnefici che trasformarono l’Europa in un immenso mattatoio. Dai Futuristi ai Generali, dai fanti mandati a morire sul Carso e sull’Isonzo ai loro compagni di naufragio, quegli spettri usciti dalle trincee austriache, fino agli scrittori e ai poeti le cui parole, ancora oggi, ci illuminano e ci commuovono: Owen, Stuparich, Gadda,Ungaretti, Trilussa, Rumiz. Dall’esaltazione alla consapevolezza. Dalle “radiose giornate di Maggio” alla notte di Caporetto”.

«La guerra è molto più vicina di quello che pensiamo ‐ commenta Giuseppe Cederna ‐ la guerra dorme dentro di noi. Per questo, raccontarne gli orrori ma anche il desiderio e la capacità di riscatto, è doloroso e necessario. Con la pietà della memoria e la miracolosa potenza delle storie, l’uomo riesce a ribellarsi all’umiliazione del corpo e dell’anima. Anche nell’orrore, talvolta, riusciamo a trovare la nostra umanità e dignità più profonde.»

GIUSEPPE CEDERNA debutta nel 1977 a Piazza Navona come clown di strada. Nel ’78 fonda con Memo Dini la compagnia Anfeclown dove si metterà in luce per una comicità surreale e principalmente fisica. Conclusa la vena autarchica, in teatro lo ricordiamo nel “Sogno di una notte d’estate” del Teatro dell’Elfo, regia di Gabriele Salvatores; in “Amadeus” di P. Shaffer a fianco di Umberto Orsini regia di Mario Missiroli; ne “Il giardino dei ciliegi” di A. Cechov regia di Gabriele Lavia; in “Puntila e il suo servo Matti” di B. Brecht
regia di Pino Micol; ne “La Febbre” di W. Shawn regia di Giorgio Gallione; ne “Il grande viaggio” di Giuseppe Cederna e Francesco Niccolini. Al suo impegno teatrale alterna, dagli esordi, un’interessante attività cinematografica. Premio oscar con il film “Mediterraneo” di G. Salvatores nel 1991 nel cinema ha lavorato, tra gli altri, con Scola, Bellocchio, Comencini, Monicelli, i fratelli Taviani, Soldini, Brizzi e Rob Marshall. Ha pubblicato con Feltrinelli “Il Grande Viaggio”, un pellegrinaggio alle sorgenti del Gange; “Piano Americano”, lezioni di sopravvivenza nella giungla dorata di un set Hollywoodiano e, con il fotografo Carlo Cerchioli, “Ticino, le voci del Fiume ‐ Excelsior 1881”.

RUGGERO CARA. Dopo aver studiato presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi del Piccolo Teatro di Milano, nel 1971 fonda assieme ad altri il Teatro del Sole, dove è attivo per 5 anni. Successivamente, opera con la Cooperativa Maiakovskij (Mistero buffo). In teatro lavora tra gli altri con Walter Chiari ed Angela Finocchiaro. Nel 1988 debutta in televisione nella miniserie televisiva Colletti bianchi, mentre l’esordio nel cinema è del 1995 con Favola contaminata di Claudio Pappalardo. Negli anni 2000 si accosta alla regia
teatrale dirigendo Shel Shapiro nello spettacolo Sarà una bella società e Marco Travaglio. Nel 2010 lavora con Moni Ovadia ne Il mercante di Venezia, interpretando Shylock. Nel 2011 collabora con il giudice Gherardo Colombo nello spettacolo Processo a Cavour, scritto da Corrado Augias e Giorgio Ruffolo, in cui interpreta il protagonista, Camillo Benso conte di Cavour. Seguono altri film tra cui “Il nostro matrimonio è in crisi” e nel 2009 recita nel film TV “Non smettere di sognare”, nella parte di Luigi, patrigno di Alessandra Mastronardi. Nel 2012 recita in To Rome with Love. Nel 2013 ha vinto il Premio Agis 2013 per il ruolo di Winston Churchill nello spettacolo teatrale Il discorso del Re; sempre nello stesso anno ha diretto Angela Finocchiaro nella commedia Open Day, scritta da Walter
Fontana.

AUGUSTO GOLIN Nato a Verona nel 1950, laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino. Giornalista pubblicista, da anni si interessa di cultura e cinema di montagna. Ha curato e organizzato numerose mostre tra le quali: “Augusto Materzanini ‐ I giorni della guerra in Adamello “ ‐ “Vittorio Sella ‐ Viaggio nelle Alpi del Tirolo, 1887‐1891‐1893” ‐ “Flavio Faganello ‐ Gli eredi della solitudine, un ritorno 1973‐2003” e “Alpinismo acrobatico ‐ Le Dolomiti e l’invenzione dell’arrampicata”. Ha esperienze alpinistiche extraeuropee in Nepal/Himalaya, Sud e Centro America, Asia Centrale, Siberia e Africa con salite oltre i 6.000 metri, nonché numerose salite sulle Alpi.
Dal 1998 è membro del Consiglio Direttivo del Filmfestival della Montagna “Città di Trento” e dal 2004 al 2010 ne è stato il responsabile del programma cinematografico. Ha curato alcune guide escursionistiche, il volume “Erich Abram, un alpinista bolzanino” e nel 2011 è uscito per l’editore Corbaccio il libro “La legge della montagna ‐ I più celebri casi giudiziari che hanno segnato la storia dell’alpinismo ”. Nell’ambito del TrentoFilmfestival ha curato la regia delle serate condotte da Reinhold Messner, Simone Moro, Alessandro
Gogna dal 2004 al 2010; coautore dei testi e regia dello spettacolo “Il sacro e la montagna” con Giuseppe Cederna, Mauro Corona e le musiche curate da Renato Morelli.

ALBERTO CAPELLI Chitarrista di estrazione jazzistica e compositore, si distingue per la grande preparazione tecnico‐espressiva e per l’attenzione dedicata alle sue produzioni. Affonda la sua ricerca musical‐culturale nel Jazz come nella musica latino‐americana; nell’improvvisazione radicale, (nuova frontiera fra musica contemporanea ed avanguardia Jazzistica), come nella tradizione gitano‐andalusa della musica flamenca.