A San Giorgio di Piano con Italia Viva Reno Galliera
Marzo 24, 2024
A San Giorgio di Piano con Italia Viva Reno Galliera
Marzo 24, 2024

Il mio intervento in Aula per la Sessione Europea 2024

Appare sempre più evidente a tutti, e non solo agli addetti ai lavori, che il legame tra le grandi sfide della quotidianità a livello locale e nazionale con la dimensione europea sia sempre più stretto e diretto.

 

Allora quello di cui oggi stiamo dibattendo assume una importanza centrale nella discussione politica, se è vero come è vero che, come Istituzione intermedia, la Regione è tenuta a fornire un proprio contributo attivo al processo decisionale dell’Unione europea e ad essere una vera e propria antenna per intercettare le esigenze e i bisogni dei cittadini.

 

I temi forti di questo dialogo politico non mancano: transizione ecologica, contrasto al divario digitale, risparmio energetico, welfare. La Sessione Europa funge da appuntamenti istituzionale particolarmente utile e sentito anche proprio per un confronto franco sul futuro dell’Ue.

 

A maggior ragione in questa fase politica, caratterizzata dall’appuntamento con le elezioni europee il prossimo giugno, la Sessione europea rappresenta anche l’occasione ideale per fare un bilancio di 5 anni caratterizzati da momenti difficili legati a crisi profonde che hanno posto l’Unione Europa di fronte a sfide inimmaginabili, dalla pandemia alle guerre, dalle crisi energetiche ai disastri ambientali.

 

A mio avviso, proprio in queste fasi emergenziali, l’Unione Europea ha saputo reagire e dare risposte e supporto ai governi nazionali. Sono state stanziate le risorse del Next generation Eu ed è stata promosso un processo di transizione energetica e digitale finalizzato allo sviluppo economico e sociale sostenibile dei nostri territori.

 

Il confronto, come su ogni altro aspetto che contraddistingue in particolare questa consigliatura regionale, deve partire sempre dall’ascolto dei territori per raccogliere esperienze diverse che nascono dal dialogo con tutti gli stakeholder e segnalare istanze a livello locale.

 

Non dobbiamo mai dimenticare di essere al fianco dei nostri cittadini per diventare protagonisti anche in Europa: per questo è importante essere sempre aperti all’ascolto dei contributi che arrivare da associazioni, altri enti e istituzioni, società civile.

 

Ora che però è chiaro a molti (se non a tutti) come – anche in considerazione delle gravi tensioni internazionali che stiamo vivendo – sia necessaria sempre più Europa, credo che anche dalla Regione Emilia-Romagna debba arrivare una spinta forte all’allargamento dell’Unione Europea, che nei fatti significa rafforzare la democrazia e i diritti essenziali di donne e uomini.

 

E significa essere un interlocutore più forte e credibile dinnanzi alle mega potenze internazionali che si stanno prendendo sempre più la scena, senza considerare invitati terzi.

 

La coesione forte tra gli Stati di questa parte di mondo, a mio avviso, oggi più rappresentare un equilibratore essenziale, un elemento di stabilità (economica e politica) e di pace che è oltremodo necessario e auspicabile. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa non deve più rimanere tale e la situazione geopolitica internazionale lo reclama!

 

Come Regione Emilia-Romagna, quindi, intendiamo fare la nostra parte nell’integrazione europea, anche contribuendo ai percorsi di Stati che oggi non fanno ancora parte dell’Unione.

 

Del resto, proprio la nostra Regione vanta una storia di avanguardia proprio nell’integrazione europea e nel fare tesoro delle opportunità che dall’Europa ci arrivano.

 

Basti pensare ai risultati raggiunti con il Next Generetion Eu, un programma senza precedenti che ha previsto investimenti per centinaio di miliardi di euro.

 

Per il futuro, vedo diversi temi che dovremo monitorare da vicino, fornendo come sempre un contributo regionale nelle due diverse fasi – propositiva e attuativa – delle decisioni europee.

 

In particolare, citerei temi caldissimi che ogni giorno sono sul nostro tavolo, a cominciare dalla spinosa questione dell’intelligenza artificiale, senza ovviamente dimenticare le fonti energetiche rinnovabili, la difesa del suolo per prevenire (per quanto possibile) le catastrofi naturali che hanno colpito anche l’Emilia-Romagna in modo così violento, e il tema della salute per non farci mai trovare impreparati di fronte ad eventuali emergenze sanitarie.

 

Una attenzione alla sostenibilità che, come ripeto spesso, deve essere graduale e ponderata, soprattutto in campo economico: bene la transizione ecologica ma sempre tenendo presente che l’approccio deve essere pragmatico e realistico.

 

È fondamentale, infatti, che – pur mitigando l’impatto ambientale – il nostro tessuto economico resti ancora competitivo sullo scenario mondiale con il quale si misura e che contribuisce in maniera determinante al benessere e alla pace sociale di questo territorio.

 

Bene il Green Deal, quindi, ma senza far sì che la furia ideologica porti all’entrata in vigore direttive e regolamenti che aumenterebbero la pressione sulle imprese e le incombenze “burocratiche” in maniera eccessiva.

 

Occorre certamente una politica industriale europea ancora più forte, e sarà decisivo rafforzare gli investimenti su settori strategici quali il digitale.

 

L’Europa ci serve, ma noi serviamo all’Europa. Da questo virtuoso rapporto passa anche il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini emiliano-romagnoli.