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Un pragmatismo idealista per archiviare populismi e personalismi

Sono convita che questa travagliata fase politica – di certo riflesso dell’emergenza pandemica, ma anche di fibrillazioni che il vecchio “schema di gioco” aveva già palesato – possa creare un’evoluzione promettente e positiva sul fronte della proposta di un partito che sappia raccogliere, dare voce e adeguata rappresentanza anche in Italia a riformisti, moderati e liberal-democratici.

Per ragionare di assetti futuri e avere una visione di medio-lungo termine, dobbiamo fare lo sforzo, per un momento, di dimenticare la cronaca politica attuale e superare la trance agonistica delle vicissitudini dei recenti mesi. Senza addentrarmi nei meandri oscuri dei due Governi Conte – impregnati di populismo, assistenzialismo, litigiosità, incompetenza, inefficacia – e senza giudicare ex ante l’opera del neo insediato Governo Draghi, un insegnamento però va tenuto presente.

Vanno a mio avviso accantonati, direi superati, tutti quei partiti protagonisti di una stagione mesta, partiti senza ideali e con poca concretezza, che hanno vissuto di tattiche e opportunismi, inseguendo il consenso a tutti i costi e perseguendo unicamente la conservazione di sé stessi e del potere che stanno esercitando.

Mi riferisco innanzitutto, in particolare, alle due forze per autodefinizione “populiste”, che hanno miseramente fallito nella loro esperienza di Governo mettendo in bella mostra gli enormi limiti interni di programma e competenze (M5S e Lega), ma penso anche a una larga parte del Partito Democratico, incapace di scrivere e imporre un’agenda riformista e moderna, perso in sanguinose battaglie interne e tentennamenti, ed infine schiavo di un’alleanza distruttiva e innaturale con i grillini.

Cosa rimane? Se la vecchia sinistra statalista e “nostalgica” del tempo che fu arranca nei Palazzi ma soprattutto nel Paese, se la destra ha ora il volto di Giorgia Meloni e della sua corte di “nostalgici” certamente ancor più pericolosi, intravedo un grande spazio per una formazione centrista che porti avanti valori e ideali repubblicani ed europeisti capaci di tramutarsi in pragmatismo. Una forza che si candidi a governare il Paese, liberal-democratica e riformatrice, di chiara impronta europea e atlantica, concreta e trasparente, che ponga al centro il merito, lo sviluppo e la solidarietà, senza cadere nel tranello dell’assistenzialismo.
Una forza che sappia costruire una società aperta e un’economia di mercato equa, che promuova l’uguaglianza delle opportunità di cui parlava Luigi Einaudi già a metà del secolo scorso e che è uno dei cardini della nostra Costituzione. Una forza che abbia capisaldi chiari: pubblica istruzione e formazione, lavoro, cultura, sanità.

L’economia deve essere al centro dell’azione politica: occorre pensare a come creare ricchezza prima ancora che a redistribuirla. Dobbiamo costruire un Paese competitivo nello scenario mondiale, non essere i campioni di regalie, contributi improduttivi a pioggia, mancette di Stato. La solidarietà è fondamentale, ma prima bisogna conservare – e magari creare – nuova ricchezza. Perché, è sempre bene ricordarlo, non potremo andare avanti ad oltranza creando debito pubblico sempre maggiore, a scapito delle malcapitate prossime generazioni. Dobbiamo invertire la rotta, subito, anche pensando in modo serio a come contenere la spesa pubblica.

Sarà una nuova Margherita? Un nuovo Partito Democratico delle origini? No, vorrei fosse un soggetto davvero nuovo, che immagino allargato e inclusivo, aperto ad accogliere tutte le forze “di area” attuali, a cominciare ovviamente da Azione. Insieme a Calenda e a Richetti, siamo partiti da zero, in un periodo non proprio favorevole per evidenti ragioni, e stiamo lentamente ma continuamente crescendo, attirando tanti giovani e tante personalità competenti e appassionate.

Certamente Azione deve recitare un ruolo di primo piano in questo momento, costituendo il collante, il nucleo fondante del nuovo soggetto. La stretta collaborazione con +Europa e la comunanza di intenti con diversi esponenti di Italia Viva fa ben sperare nell’albore di un processo federativo di quest’area. C’è urgente bisogno di un aggregatore democratico e liberale che elabori proposte concrete per risanare il Paese, aperto a tutte le forze di centro, compresa quella parte del PD che ha metabolizzato la fine del PCI e che guarda al futuro (penso in primo luogo a personalità come Delrio, l’ex premier Gentiloni, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Bonaccini) e a tutti quei liberali delusi dall’esperienza nel centrodestra a trazione Salvini-Meloni e travolti dal declino inesorabile di Forza Italia. Sarà una forza che dovrà coinvolgere e valorizzare i tanti validissimi
amministratori locali (cito Beppe Sala, Giorgio Gori, Dario Nardella e moltissimi altri) che anch’io, nella mia esperienza da assessore comunale, ho avuto modo di conoscere e apprezzare. Che dovrà saper coinvolgere personalità indipendenti del mondo della cultura, dell’economia, delle professioni, del lavoro, dell’imprenditoria, del volontariato. Solo così sarà possibile scrivere un programma in grado di risanare e ridare vigore nel medio periodo al nostro Paese, dal punto di vista economico e sociale.

Non credo sia più il tempo di tattiche e opportunismi, di plasmare strategie politiche alle convenienze del momento o a leggi elettorali compiacenti, di ragionare di leader carismatici che aggreghino folle o arrabattarsi in personalismi che non fanno mai fare passi avanti. Pensiamo, per una volta, a chi siamo, a chi vogliamo rappresentare, a che idea di futuro abbiamo. Non angosciamoci intorno a sondaggi o numero di like sui social. Coltiviamo l’orgoglio della nostra tradizione politica e culturale, senza avere paura di confrontarci con la realtà e con gli elettori.

Sono convinta che una forza che sappia fare del pragmatismo idealista la premessa per proporre agli italiani un programma liberal-democratico e moderno saprà raccogliere una percentuale molto importante di consensi. Soprattutto ritengo che questa forza che dobbiamo insieme costruire possa essere l’antidoto per archiviare al più presto la stagione dei populismi e dei personalismi esasperati, per ridare una speranza al nostro Paese.